Nella sordità profonda la comprensione dovrà, nella maggior parte dei casi, essere stimolata attraverso la lettura labialee l’interpretazione degli atteggiamenti espressivi; i risultati dell’intervento educativo o rieducativo saranno necessariamente nel complesso meno brillanti che nelle sordità gravi.

La collaborazione dei genitori nel rapporto con il bambino ipoacusico va considerata indispensabile. Non si sbaglia mai a ribadirlo! Si deve cercare… di favorire la realizzazione di un ambiente adatto alla situazione attraverso  una giusta consapevolezza delle possibilità di recupero.

E’ compito del foniatra e del logopedista programmare la riabilitazione del paziente a seconda delle necessità , la famiglia e sopratutto la madre, devono proseguiorla a casa, stimolando in ogni modo il bambino e ripetendo gli eserciozi  e le altre attività che il logopedista ha svolto durante la terapia.

L’allenamento acustico ha lo scopo di introdurre il bambino ipoacusico nel mondo dei suoni e di interessarlo  ad essi, di insegnare a differenziarne le caratteristiche quantitative e qualitative, cioè di capire l’importanza dell’ascolto.

L’allenamento acustico viene praticato con le stimolazioni più diverse per frequenza, intensità e timbro, mediante vari strumenti (fischietto, campanelli, trombette, tamburelli, nacchere,  giocattoli sonori, ecc.).

Si fa in modo che dapprima il bambino colga la differenza fra presenza ed assenza del suono, quindi che sviluppi la capacità di riconoscimento tra suoni e rumori  diversi e di localizzare la sorgente sonora.

Il logopedista o il genitore mostra i giocattoli al bambino, facendoli manipolare sottolineerà con enfasi e gratificazioni molto evidenti la comparsa ed il riconoscimento del suono, accompagna con gesti di ritmo la durata delle stimolazioni sonore, cercando sempre di presentare il tutto sotto forma di gioco, associando alle stimolazioni sonore quelle tattili e visive.

La voce umana, in particolar modo quella materna, deve essere udita dal bambino quanto più è possibile con intonazioni diverse, ricorrendo spesso ai suoni onomatopeici. Allo scopo di associare alla stimolazione sonore quella tattile-vibratoria, si può fare appoggiare la mano del bambino sulla gola di chi parla per sentire le vibrazioni laringee.

In sostanza la madre deve cercare di enfatizzare, parlando al bambino e facendolo giocare, il rapporto che avrebbe luogo con un bambino normoudente. In vario modo , circondandolo e bombardandolo di stimolazioni sonore, i familiari devono completare l’allenamento acustico praticato dal logopedista.

Solitamente in qualche mese si ottiene da parte del piccolo paziente la produzione della lallazione.