bambini che giocanoCari genitori,

di recente mi accade che col termine della scuola flotte di mamme e papà corrono alla ricerca della salvezza da realizzare nei tre mesi in cui i bimbi non vanno a scuola….

Mi domando come si possa credere possibile che dopo un anno intero di lavoro un bambino possa cimentarsi in una terapia logopedica, adesso, che magari vorrebbe uscire, giocare, oppure non far nulla lo si porta a fare terapia sottraendo tempo “libero”……

Non dico che non si possano… iniziare percorsi di riabilitazione in giugno, ma semplicemente credo che l’idea che il proprio bambino possa risolvere delle difficoltà di pronuncia in un periodo “morto”, cioè non ingolfato dalle mille attività che i piccoli oggi svolgono, scuola, sport, catechismo ecc, sia davvero un’idea errata!

Che si tratti di un difetto di pronuncia, di una disfluenza, oppure di errori di scrittura che possono sembrare poco rilevanti, non si può stabilre un tempo preciso per un buon recupero.

Spesso quale sia la tempistica necessaria per svolgere un percorso  dipende da molti fattori concatenati, a mio avviso la prima cosa che conta è l’empatia che si stabilisce con il bambino, posso essere la più  o la meno brava della terra, ma se al bimbo non piaccio c’è poco da fare, meglio cambiare terapista!

E’ raro ma può accadere che non ci sia feeling, a mio avviso un bravo terapista deve consigliare un cambio di figura terapeutica se ciò accade, ovviamente questo è il mio parere….

Un altro punto che incide sul tempo di realizzazione del progetto terapeutico è quanto il bambino sia ricettivo alle attività proposte, non tutti riescono immadiatamente a fare ciò che gli si richiede, per esempio se volessi correggere l’articolazione della lettera /s/, prima di poter lavorare sull’impostazione fonetica io chiederei al bambino di eseguire degli esercizi chiamati “esercizi di prassie”, che consistono in una serie di movimenti dela lingua delle labbra e delle guance che aiutano ad avere un maggiore controllo di tutti gli organi fonatori consentendoci di lavorare in maniera ottimale sull’impostazione fonetica (cioè sulla correzione delle pronuncia).

Alcuni bimbi a volte non hanno una buona padronanza nella gestione di questi movimenti quindi necessitano di un tempo maggiore per poter accedere all’impostazione della lettera.

Altro fattore importantissimo è l’allenamento quotidiano, alcuni credono che basti portare i bambini in terapia ed il gioco è fatto “si aggiustano”, ovviamente il termine è ironico…. Che sono giochi rotti????

Ma ad ogni buon conto sia chiaro , se non si allenano a casa i tempi si dilatano a dismisura qualsiasi sia il lavoro intrapreso, per un recupero ortografico un disordine fonetico, una deglutizione atipica ecc… la collaborazione è indispensabile, ma ancor di più lo è la continuità, non si può ridurre un trattamento alle due tre sedute settimanali di logopedia.

La logopedia è la cura di una difficoltà non è un gioco non è un doposcuola, quindi va presa seriamente e soprattutto con impegno dei bambini e dei genitori.

Oggi questo è il messaggio che mi preme far passare poichè sempre più vedo situazioni ingarbugliate, è importante dare delle priorità alle cose, a volte non si può far tutto e bisogna rinunciare, siamo così abituati a programmare ed incastrare le nostre giornate per infilarci tutto ciò che vogliamo fare che a volte sembriamo bussole impazzite giriamo come trottole e questo a mio modesto parere ci fa male!

Bhe spero che l’articolo ti sia piaciuto, magari si può aggiungere o modificare in qualche parte quindi  se vorrai lasciare un tuo commento ne saremo lieti!

Ciao Grazie!