Classificare è una funzione cognitiva di base svolta dalla mente.

Già la pronuncia delle prime parole è l’evidente segno di una avanzata attività classificatoria del pensiero infantile, che

presuppone la capacità di notare somiglianze e differenze fra dati percettivi e di usare i risultati trovati per raggruppare sotto lo stesso nome elementi a volte  anche assai differenti; ad esempio, chiamare “cane” sia un bassotto che un alano.

Il linguaggio media e facilita al bambino la presa di coscienza dell’attività classificatoria del suo pensiero, chiarendogli come operare raggruppamenti in base ad una molteplicità di criteri e come questi ultimi dipendano in ultima… analisi da una scelta fatta dalla sua stessa mente.

Prima di far affrontare ai bambini attività di classificazione è opportuno verificare fino a che punto ognuno di loro sia in grado di evocare in modo rapido e fluente il nome di oggetti della vita quotidiana e di descriverne azioni, funzioni, parti e attributi in presenza dell’oggetto da esplorare e manipolare.


Soprattutto con i bambini più piccoli meno abituati a parlare è indispensabile iniziare a denominare mediante l’uso diretto e la successiva classificazione di oggetti reali.
La presenza dell’oggetto e la possibilità di esplorarlo soddisfa il grande bisogno di azione deel bambino, mentre la descrizione verbale dilata e approfondisce la conoscenza del mondo che lo circonda consentendogli anche in futuro una rapida rievocazione.

Con questa attività si aiutano i bambini a padroneggiare gradualmente la funzione euristica del linguaggio, tappa obbligata per il passaggio dall’azione alla riflessione.
La capacità di , basandosi su dati concreti rilevati attraverso l’esplorazione diretta e la manipolazione, è solo un primo passo.
I criteri di classificazione devono gradualmente passare da percettivi a sempre più astratti, cioè essere desunti non solo da quanto è direttamente osservabile ma anche da quanto si sa e si conosce di una determinata cosa.
E’ utile partire da oggetti e cose note, per far comprendere ai bambini a cosa servono, e quindi successivamente aiutarli a fare paragoni e differenze, ad esempioin una  la prima attività si può chiedere a cosa serve un’oggetto o una parte del corpo,
mi viene in mente un bambino con il quale sto svolgendo queste attività gli ho chiesto: << a cosa servono gli occhi?>> e lui ha risposto: << a chiuderli!>>, bhè in questo caso è facile aiutarli a comprendere praticamente come rispondere, io ho detto gli ho chiesto di chiudere gli occhi, e poi gli ho domandato così vedi?
Ovviamente ha compreso come rispondere correttamente, però mi sono stupita delle cose semplici alle quali non ha saputo rispondere, perchè quando gli ho chiesto a cosa servono e dita abbiamo avuto le stesse difficoltà, sempre concretamente e con pratica diretta siamo riusciti a superare tanti piccoli ostacoli per poi passare a step successivi facendo paragoni tra due oggetti, in cosa si assomigliano la candela e la lampadina? Oppure la tazza ed il bicchiere ecc….
Bisogna tener presente che l’evoluzione del pensiero e del ragionamento critico parte dalla conoscenza quindi non si può ragionare su cose che non si conoscono, la dove si incontrano delle difficoltà bisogna fare un passo indietro e ritornare sulla conoscenza dell’oggetto mediante rappresentazione grafica oppure mostrando concretamente l’oggetto in questione.
Racconta come il tuo bambino ha appreso questa importantissima competenza nei suoi giochi….. aiutaci a fare di più, a far meglio! Grazie!