Possiamo classificare le dislalie in tre macro aree:

Dislalia funzionale

Comune disturbo causato da un malfunzionamento degli organi articolatori.  Si distinguono in:

disturbi fonetici: alterazioni nella produzione. La difficoltà è incentrata fondamentalmente sulla funzione articolatoria,  in linea di principio, non vi è confusione di percezione e di discriminazione uditiva. Sono bambini con errori stabili, che fanno sempre lo stesso errore quando producono il suono.

La difficoltà appare  sia nella ripetizione che… nel linguaggio spontaneo.

  • Disturbi fonologici: l’alterazione è a livello percettivo e organizzativo, vale a dire, i processi di discriminazione uditiva, i meccanismi che interessano la concettualizzazione dei suoni e il rapporto tra significante e significato.

L’espressione orale è debole,  il bambino  potrebbe presentare, a seconda della gravità del disturbo, un eloquio quasi incomprensibile.
Gli errori sono di solito molteplici . In generale, il bimbo  può produrre alcuni suoni in modo isolato, ma la pronuncia della parola è spesso alterata.

dislalia Audiogena

Disturbo delle articolazioni causao da problemi di udito. Sono alterazioni della voce e del ritmo, che modificherà la normale cadenza del discorso. In molti casi questi sintomi, le dislalie, sono i segni premonitori di una sordità nascosto.

Ci sono bambini che a tre anni parlano perfettamente e altri che a sei ancora “inciampano” nella pronuncia. L’errata
pronuncia di un fonema si chiama dislalia. Nella gran parte dei bambini dislalici non si ritrovano alterazioni organiche alla base della mancata acquisizione di un suono, ma cause “funzionali”. Questo significa che qualche evento ha influenzato,modificandola, la fisiologica evoluzione dell’apprendimento dei suoni del linguaggio (fonemi).

La maturazione della capacità articolatoria dei fonemi è determinata sia dalle capacità percettive (visive e uditive), sia dalle capacità prassico-motorie del bambino. I primi suoni pronunciati dal bambino sono quelli più visibili e più rilevanti dal punto di vista acustico (m-p-t-k) e articolati dalle parti della bocca più allenate dalla suzione. Su questa base il bambino costruisce nel tempo il proprio inventario fonetico.

Questa progressione avviene per opposizioni fonemiche: il bambino coglie la diversità tra i suoni da lui prodotti e i suoni che percepisce.  Successivamente per tentativi di imitazione fa emergere, dapprima occasionalmente, i suoni “nuovi” a cui attribuisce la giusta identità fonetica aiutato dal suo feed-back uditivo e da quello di colui che lo ascolta.

Il primo passo verso l’acquisizione è di coglierne le caratteristiche acustiche: il contrasto tra ciò che sente e ciò che produce è la molla che lo guida nella sperimentazione linguistica.
La percezione ha quindi un ruolo fondamentale nell’evoluzione fonetica.

Le cause funzionali che possono determinare una dislalia sono molte; le più frequenti sono:
– cause che impediscono una buona percezione dei suoni come le otiti ricorrenti nei primi anni di vita che possono
determinare dislalie audiogene;
– cause che agiscono sulle strutture articolatorie. Una ipertrofia delle adenoidi, riniti ricorrenti e/o persistenti possono
obbligare il bambino a respirare con la bocca aperta determinando dislalie a carico dei fonemi che vengono articolati
mediante elevazione della parte anteriore della lingua. L’uso prolungato del ciuccio o del biberon o, in età successiva, le abitudini viziate quali il succhiarsi il pollice, mangiarsi le unghie, etc., inducono la spinta della lingua tra gli incisivi durante la fonazione.
Dopo aver eseguito un’attenta analisi dell’inventario fonematico del bambino attraverso prove strutturate, gioco o
interazione madre/figlio, si passerà al progetto riabilitativo.

dislalia organica
disturbo misto guidato da disturbi organici. È possibile fare riferimento a lesioni del sistema nervoso che interessano (disartria), o anomalie anatomiche o malformazioni degli organi coinvolti discorso (diglossia).

SINTOMI

Il linguaggio di un bambino dislalico può arrivare ad essere incomprensibile, a causa di varie e continue distorsioni fonetiche, come nelle dislalie multiple. Gli errori più frequenti che possiamo riscontrare sono:

  • Sostituzione
    • in cui un suono viene sostituito da un altro. Il bambino non è ingrado di produrre una lettera e ne pronuncia una più facile e più conveniente. Ad esempio, dice “popo” invece di “topo”.
    • Anche questo errore può essere sostituito dalla difficoltà di percezione o di discriminazione uditiva. In questi casi, il bambino percepisce il fonema, non in modo giusto, ma in modo distorto oppure lo associa ad un altro fonema. Per esempio, dice “GIOVEDI” invece di “giocare”.
  • Distorsione
    • Si parla di distorsione del suono quando la lettera viene prodotta in modo non corretto o distorto, pur essendo in grado di realizzare il gesto articolatorio corretto. Cioè, quando non vengono sostituiti da una lettera differente, ma  non emette suono giusto.
    • Le distorsioni sono di solito molto personali, è difficile generalizzare poichè ogni bimbo ha la sua produzione “unica ed irripetibile”, le distorzioni spesso comportano difficoltà nel trasformare il codice verbale in srittura. Le distorsioni  sono causate di solito da un imperfetto posizionamento  degli organi di articolazione, oda  impropria uscita dell’aria dal cavo orale.
    • La distorsione con la sostituzione sono gli errori più comuni.
  • Omissione
    • Il bambino omette delle lettere che non riesce a pronunciare. In alcuni casi il fallimento riguarda solo la consonante, per esempio, dice “cappa” invece di “scarpa”. Ma può esserci anche l’omissione totale della sillaba che contiene questa consonante, per esempio, dice “opa” invece di “scopa”. Nei nessi consonantici che sono per esempio “Bra” , “Tra” “Mba”, “Nta”, ecc… molto spesso l’omissione avviene a carico della lettera più complessa da articolare, ma non sempre è così!
  • Inversioni
    • Avviene quando il bambino  cambia l’ordine dei suoni.