La “Regola” da non dimenticare mai è: non fare domande alle quali un bambino non può rispondere. (leggi l’articolo precedente per approfondire…)

Problema: So che il mio bambino non può rispondere alle domande che gli pongo, ma non riesco a pensare ad un modo differente per interagire con mio figlio se non facendo domande.

Soluzione:  Se parlando continuamente …e ponendo domande è il modo in cui interagite con il vostro bambino, provate a parlare di quello che state facendo o che sta facendo lui per avere un’interazione più concreta. Questo modo di conversare viene definito in america”self-talk” che tradotto in italiano significa “parlare di sè”.

Questo modo di conversare è il migliore che si possa adottare per qualsiasi bambino, parlare di ciò che si fa,  mostrare la cosa di cui si sta parlando,  è un’ottima strategia per insegnare il linguaggio ai bambini, poichè non sempre i bambini riescono ad afferrare un discorso in quanto a volte la loro capacità di dare forma alle parole per comprendere un pensiero non è ancora ben strutturata.

Questo vale anche per i piccoli che soffrono di autismo, in questo caso però è necessario essere sicuri di aver catturato l’attenzione del bambino ed il suo interesse rispetto a ciò che gli si sta dicendo, per esempio gli si può fare la differenza tra camminare e saltare, quindi  camminando gli si dirà:<< cammino, cammino, cammino>> poi saltando potrai dire :<< salto, salto, salto…>>.

L’importante è fornire molti esempi,  il gioco è sempre un ottimo modo per far apprendere cose nuove, tornando all’esempio del camminare, si può prendere un burattino e lo si fa camminare sul bordo del tavolo e poi lo si fa saltare giù sul pavimento.

E’ importante  parlare sempre mentre si sta giocando, quindi spiegare ciò che si fa e non ciò che si dovrebbe fare! Se questo burattino cammina cosa fa? Se facciamo saltare giù il burattino che suuccede? Porre queste domande può essere una cosa spontanea per noi, ma crea una difficoltà nei bambini che non sono ancora padroni dellla loro competenza linguistica. Sarà sicuramente più semplice dirgli: facciamo camminare il burattino, oh… adesso salta! ecc…

E’ fondamentale fare sempre qualcosa di concreto con il bambino, piuttosto che porgli una domanda astratta.  Un altro modo per sfruttare lo stesso gioco è di utilizzare la mano del bambino  per far finta di camminare. Si può far camminare con le dita sul braccio o su altre parti del corpo denominandole, oppure camminare con le dita cantando “insieme” qualcosa che gli piaccia.

Se ti stai domandando come insegnare al tuo bambino una parola nuova, come ad esempio: di che colore è una macchina? Puoi farlo, dicendogli il nome del colore, prendiamo il blu per esempio, gli dirai guarda la macchina è blu. Ma è importante fornire al bambino varie informazione per fargli apprendere il nome del colore e far si che lo ricordi!

Quindi è possibile dire al bambino che l’auto è blu in molti modi diversi… Hmmm  guarda… è blu come i miei pantaloni (toccando i vostri pantaloni blu). Si può cogliere l’occasione per riordinare i colori denominandoli ovviamente.

Un altro gioco simpatico lo si può fare posizionando una carta blu e una carta rossa sul tavolo, e scegliendo delle macchinine rosse e blu,  iniziare a ordinare i veicoli blu sulla carta blu e rossi sulla carta rossa, si può anche ampliare il gioco differenziando i tipi di vetture, come ad esempio: auto blu, camio blu, tir rosso, moto rossa ecc …

Se per esempio vuoi sapere da tuo figlio dove è un fratello o sorella, dovrai utilizzare una forma di linguaggio che il bambino capisce, come per esempio chiamare: Anna, dove sei? Poi potrai dirgli: Trova Anna! Ricorda che tipo di frasi il bambino riesce a capire ed usare queste.

Se pensi che forse il bambino potrebbe rispondere alla domanda, ma non lo fa perchè è ancora incerto,  puoi simulare lo stesso quesito con l’orsacchiotto Teddy, questa è un’attività di gioco simbolico, chiedi all’orso: Teddy, dov’è Anna?

Se il tuo desiderio è di modellare sia la domanda che la risposta, è anche possibile utilizzare Teddy allo stesso modo; quindi dirai: Teddy, dove è Anna? Fai finta che  Teddy stia parlando e rispondi:  Anna è in bagno!

In realtà ci sono migliaia di altre cose che potete fare o dire per evitare di porre domande al bambino alle quali  lui o lei non può rispondere.

Il punto fondamentale è  notare a quali domande il bambino non sa rispondere e facilitarne la comprensione in modo pratico e concreto.

In questo momento, prova a cercare di ridurre il numero di domande che poni al tuo bambino, cerca di trovare altri modi per interagire con lui o lei. Spesso è  un vera e propria questione di abitudine il “chiedere”, in realtà tutte le dichiarazioni suonano come domande anche il chiedere: vuoi il succo?. Se dovvesse sembrare troppo astratta come richiesta potrai mostrargli l’acqua ed il succo e mettendo in evidenza l’uno e l’altro nominandoli gli chiedi vuoi l’acqua o il succo?

Mi dispiace dirtelo, ma la maggior parte delle persone, anche quando in realtà si tenta di modificare questo comportamento, tendono a continuare a porre doimande per circa tre settimane dopo aver cercato di modificare questa abitudine…

Buon lavoro!

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