L’autovalutazione e l’anamnesi rappresentano i due capitoli più importanti relativi alla soggettività del cliente (Schindler e Utari , 2001). Nel caso del balbuziente in età scolare, l’anamnesi consiste in una raccolta di notizie sulla persona, sulla sua storia non sanitaria, sulla salute e sul disagio fornite solitamente dai genitori, mentre l’autovalutazione può essere effettuata direttamente dal bambino oltre che dai genitori e da altri interlocutori.

L’autovalutazione dovrebbe esprimere un giudizio soggettivo dell’adeguatezza comunicativa, sui fattori che condizionano la parola, sulle condizioni… che possono provocare un peggioramento della sintomatologia e sopratutto sull’atteggiamento del balbuziente e dei suoi più importanti interlocutori.

L’obiettivo è la comprensione di come il problema presentato è vissuto dalle persone che si vogliono aiutare.

Il punto di vista soggettivo del bambino, dei genitori e se possibile anche degli insegnanti, rappresenta un riferimento fondamentale nella programmazione dell’intervento riabilitativo e del monitoraggio del disagio.

Affinchè possa esserci un’autovatulazione diretta  del bambino è indispensabile che il suo sviluppo cognitivo sia sufficientemente avanzato per cominciare a lavorare con le astrazioni, la riflessione sulle emozioni e sui pensieri.

Si ritiene che la maggior parte dei bambini sia in grado di effettuare questa autoanalisi solo a 7-8 anni d’età , ma la variabilità individuale è molto ampia.

All’inizio del percorso rimediativo si evidenzia talvolta una errata percezione delle condotte relazionali del bambino balbuziente in rapporto all’inibizione del flusso verbale.

Talvolta è presente una scarsa percezione della balbuzie, nonostante le reazioni degli altri siano di derisione o di imbarazzo; altre volte si evidenzia un’eccessiva svalutazione di sè, insicurezza nel compito o nelle relazioni interpersonali.

Può verificarsi inoltre che il piccolo pensi e dichiari di non essere diverso dagli altri, ma senta molto disagio per la propria balbuzie. Mostrare un reale interesse per i suoi sentimenti e i suoi pensieri permette al terapeuta di conoscere il bambino e di aiutarlo a conoscersi, favorendo una lettura appropriata del sintomo.

Solo con tale modalità il bambino può lavorare sul suo linguaggio e su se stesso effettuando un processo di autovalutazione e di riorganizzazione del suo pensiero, che gli consente di essere più ricettivo nei confronti delle successive proposte terapeutiche.

Quando si affronta la patologia del linguaggio e in particolare la balbuzie è importante tener conto dei fattori che condizionano la parola. Ogno manifestazione parlarlata dipende:

  • da ciò di cui parla il soggetto
  • dal modo in cui il soggetto vive ciò che dice.

Infatti è semplice comprendere che non diciamo le cose allo stesso modo se ci lasciano indifferenti o se invece ci emozionano.

  • dall’interlocutore o dall’uditore, o piuttosto dal modo in cui il soggetto vive questo intelocutore o uditor, dal fine che persegue parlandogli o dal tipo di relazione che stabilisce;
  • dalle circostanze di tempo e di luogo ( non si parla allo stesso modo in ufficio, a scuola, a casa, in vacanza, in un negozio, ecc…).

La parola assume forma diversa a seconda dell’importanza che ognuno di questi fattori esercita su di essa.  Poichè la balbuzie ha la caratteristica di essere estremamente variabile in gravità e frequenza nello stesso individuo è importante tener conto dell’aspetto dinamico del linguaggio, dei vari fattori che condizionano la parolae sopratutto dell’atteggiamento che l’individuo stesso ha nei confronti della sua difficoltà.

Con il bambino piccolo le situazioni che accrescono o riducono la disfluenza vengono individuate mediante l’osservazione diretta ( le situazioni sfavorevoli ovviamente sono quelle che producono un aumento della disfluenza) altro supporto è dato dalla raccolta di dati effettuata dai genitori e dagli insegnanti.

Altro punto importante è segnarsi se ci sono parole sulle quali il bambino balbetta frequentemente, può esservi in esse un suono comune ostico al bambino nella produzione del linguaggio.

Con i bambini più grandi l’autovalutazione può essere svolta disegnando una scala con 10 gradini dove il 1° corrisponde alla difficoltà minore, sulla scala verrannno collocate le varie situazioni ed il bambino affiancherà ad ognuna un punteggio, per esempio 1° parlare con i genitori (poche difficoltà) 3° giocare con gli amici ; 5° parlarew con la maestra di italiano francese e religione, 8° parlare al telefono e con gli estranei, 10° parlare con la maestra di matematica.

Riproponendo ciclicamente l’autovalutazione al bambino possiamo valutare l’andamento terapeutico.

Oltre all’autovalutazione del bambino sarà importante la valutazione indiretta da parte dei genitori e delle persone con cui  interagisce il bambino in merito all’adeguatezza comunicativa generale, alla variabilità della fluenza e al modo in cui sembra rapportarsi al problema.

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