Tempo fa cercando cose nuove ed idee, che a mio parere non sono mai abbastanza,  ho letto del Thinking Provaider Conference social ed ho appreso con entusiasmo nuovi strumenti per lavorare.

Ho pensato di condividere queste informazioni,  una in particolare che utilizzo e  trovo essere particolarmente utile per i miei pazienti.

 

Il Braidy StoryBraid , è un metodo…di insegnamento per la narrativa che è stato inventato da un SLP dalla East Coast – Maryellen Rooney Moreau.

Si tratta di una tecnica per aiutare i bambini ad imparare a raccontare e scrivere storie e può essere adattata per i bambini dall’ età prescolare  fino alla scuola superiore.

Ho sempre saputo che il linguaggio narrativo è difficile  per molti bambini, ma fino a che non ho avuto accesso a queste informazioni, non avevo messo a fuoco  l’importanza e l’efficacia di strategie differenti. Leggendo la mia mente ha iniziato ad elaborare idee ,  mi tornavano in mente tutte le volte in cui i “miei bimbi” sono venuti in terapia e con toni entusiasti hanno cercato di condividere un’esperienza che avevano avuto l’estate scorsa, lo scorso fine settimana, la scorsa notte o appena 5 minuti fa, ma non sono riusciti ad ottenere la storia completa, organizzata in modo sequenziale raccontandomela.

Con il lavoro investigativo, effettuato con  i  genitori mediante domande , spesso sono riuscita a ricostruire tutta la storia  fino alla fine, ma non avevo un metodo chiaro per come aiutare i mie pazienti  ad organizzare la propria storia ed esprimersi pienamente e in modo indipendente.

Ho iniziato anche a pensare a come raccontare  episodi personali sia una parte enorme del mio rapporto con i miei amici e colleghi, come mi sento più vicina a coloro i quali   posso raccontare qualcosa che mi sia accaduto, quanto ho imparato sugli altri nella mia vita dalle loro storie ,  e ancora una volta mi sono resa conto della gravità della condizione di chi ha difficoltà nel linguaggio e non riesce a comunicare le proprie emozioni ed i propri vissuti perdendo un interscambio relazionale enorme.

La tecnica funziona così:  una treccia di filo colorato alla quale si attaccani  i marcatori visivi (immagini) appendendoli  alla treccia per rappresentare i componenti principali di una storia: i personaggi, ambientazione, “kick-off” di eventi, sentimenti, progetti, azioni, sentimenti “tie-up” che ne scaturiscono.

Questa è una  chiara rappresentazione di una storia, l’impostazione non comprende soltanto il “dove” della storia, ma quello che il personaggio si aspettava che accadesse, in molte storie succede che : Un personaggio attende che accada qualcosa “ho-hum”,  il “kick-off” cioè l’ evento si verifica ( può essere qualcosa di inaspettato). Così si avvia il pensiero critico. Il personaggio (s) avrà inevitabilmente i sentimenti di quella inattesa svolta “kick-off” dell’evento e dovrà quindi fare un piano per affrontare quello che è appena accaduto.

Si può utilizzare  questo metodo per aiutare i bambini a lavorare in situazioni difficili, può essere possibile anche nella scuola. Usando la treccia, per esepio puoi  aiutare i bambini calmarsi, ottenendo  una strategia di racconto regolamentato e spiegare cosa è successo . Il bambino e il terapista possono quindi risolvere i  problemi, finire la “storia” in un modo nuovo, e cambiare leazioni  per porre rimedio alla situazione di disturbo!

Sono davvero molto contenta di questo metodo  – con alcuni bimbi ho avuto la possibilità di lavorare con più concretezza sulla prevedibilità degli eventi. Essi sono così attratti dalla treccia tattilmente e posso vedere la luce nei loro occhi quando si rendono conto che c’è un segnale visivo lì per tutte le domande,  quando si cerca di raccontare una storia. Li aiuta veramente avere nelle loro mani qualcosa che supporti il linguaggio – invece di un” swoosh invisibile” di parole al vento.

E’  davvero semplice attuare questa strategia di facilitazione per il racconto, provaci anche tu! Magari puoi farmi sapere conm’è andata e perchè no segnalarmi i tuio esperimenti!