In molti articoli ho trattato questo argomento, ma lavorando colgo sempre sfaccettature diverse in merito a questa difficoltà d’espressione, mi piace sempre confrontarmi e condividere le mie esperienze …

Ancora oggi il passaggio di terminologia tra “Balbuzie” e “Disfluenza” non è noto a tutti, quindi a volte devo specificare che è cambiata la terminologia ma la sostanza è sempre la stessa, ma il secondo termine cioè “Disfluenza” è sicuramente più … appropriato nella sua terminologia infatti dis-fluenza indica proprio una difficoltà nella fluidità del linguaggio,

i due termini ( Balbuzie e Dsfluenza), si riferiscono ad una alterazione del ritmo del linguaggio, questo sintomo si può manifestare in modi differenti, con presenza di blocchi

( cioè la persona mentre parla ha un blocco e non riesce a proseguire la sua conversazione) oppure possono manifestarsi dei cloni (ossia la ripetizione involontaria e continuativa di un suono),

oppure può avere entrambe le caratteristiche, in base al tipo di difficoltà si classificano in disfluenza tonica clonica oppure mista.

La terapia logopedica differisce in base all’età del paziente, se si tratta di un bambino, non ancora scolarizzato, solitamente,  è difficile praticare un intervento diretto, cioè che possa modificare il modo di respirare e coordinare la respirazione al linguaggio, in questi casi solitamente si interviene favorendo attività che aiutino il bambino ad associare un ritmo al suo linguaggio per migliorare la fluenza.

Quando l’intervento viene praticato con adolescenti o adulti, a mio avviso la terapia deve essere breve, per breve intendo un trattamento di 3-6 mesi massimo.

Asserisco ciò perché in questo caso gli obiettivi terapeutici sono l’impostazione della respirazione costo-diaframmatica e l’automatizzazione di questa modalità di respirazione durante l’eloquio spontaneo, ponendo come passaggio intermedio l’abbinamento della respirazione alla lettura e spiegazione di un testo per rendere più semplice l’apprendimento.

In linea di massima non è molto complicato impostare la respirazione costo-diaframmatica in due tre sedute l’esercizio viene svolto correttamente, la difficoltà è modificare l’abitudine, cioè far comprendere al “paziente” che deve respirare e poi parlare, coordinando le due cose in modo perfetto, in tal modo può controllare il suo linguaggio ed avere sempre una buona fluenza.

E’ possibile che dopo un periodo di terapia ci sia un miglioramento sostanziale con un buon apprendimento della tecnica di respirazione, a tal punto può essere opportuno sospendere il trattamento consultandosi con lo specialista di riferimento.

Se successivamente la disfluenza dovesse ripresentarsi sarà sempre possibile effettuare un nuovo ciclo di terapia per ristabilizzare l’accordo tra linguaggio e respirazione.

Spero che l’articolo ti sia piaciuto e soprattutto di aver espresso questo argomento complicato in modo chiaro….

Parlare di ciò che si praticano quotidianamente non è semplice, spesso si tende a dare per scontato  che l’idea che vogliamo esprimere  sia chiara è comprensibile, ma non sempre è così!

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