Nonostante i dati forniti dalla letteratura indichino un relativo risparmio della morfologia grammaticale nei bambini italiani con Disturbo Specifico di Linguaggio, non è in realtà raro nella pratica logopedica rilevare difficoltà, talvolta anche marcate a carico della flessione nominale e verbale, soprattutto in quei bambini che presentano quadri clinici più severi e persistenti nel tempo.

Le ipotesi avanzate dai ricercatori per spiegare i disordini della morfologia flessiva in questi bambini si dividono sostanzialmente in due correnti di pensiero, che, forse, non necessariamente… si escludono a vicenda.

Da un lato, infatti, vi sono ipotesi che attribuiscono tale deficit a fattori strettamente linguistici.

Tra di esse annoveriamo l’ipotesi secondo il quale il DSL può essere interpretato come il perdurare della fase degli infiniti opzionali, laddove all’ opzionalità della categoria grammaticale funzionale del tempo (T) è imputabile il fenomeno degli infiniti non retti.

Consideriamo, per esempio, frasi come Gianni mangiare la mela , dove si ha l’uso dell’infinito in una frase principale, non introdotto da un verbo modale (esempio Gianni vuole mangiare una mela) o dal  complementatore in una costruzione infinitiva (esempio Gianni va a mangiare una mela).

Questo tipo di enunciato può essere presente nella produzione di alcuni bambini DSL, ma non è ammessa nella grammatica adulta, verosimilmente in nessuna lingua del mondo.Tale ipotesi  inoltre collega alla deficitaria rappresentazione della categoria funzionale T, le difficoltà di utilizzo anche di altri morfemi grammaticali, sia liberi, sia legati tra i quali gli articoli.

In realtà si tratterebbe di una più generalizzata difficoltà nella gestione delle categorie funzionali che hanno a che fare con l’espressione della referenza.

In tal caso la difficoltà nel gestire tratti grammaticali poco interpretabili semanticamente causerebbe  le difficoltà esempio nella flessione verbale, anche in relazione a dinamiche più ampie nel dominio della frase.

Le ipotesi interpretative di orientamento non strettamente linguistico, attribuiscono, invece le problematiche morfologiche del DSL a deficit di processamento del materiale linguistico.

Tali deficit originerebbero da difficoltà  di analisi uditiva di stimoli in rapida e ravvicinata successione, dalla debolezza della memoria di lavoro, oppure da un cattivo processamento al livello della fonologia.

Alcuni studi del 1995, per esempio, rilevano come proprio nei bambini DSL italiani siamo comune riscontrare errori quando la morfologia è assunta in posizioni segmentali deboli, frequentemente colpite da processi strutturali, in primo luogo dall’elisione della sillaba debole legata alla registrazione imposta dal persistere della scherma trocaico come unica configurazione metrica possibile.

Altri autori descrivono come questi bambini, che mostrano una vera e propria debolezza delle capacità di processamento , non riescano ad affrontare il sovraccarico computazionale che si verifica ogni qualvolta sia richiesta l’elaborazione di un enunciato.

In questa circostanza difficoltosa la gestione simultanea ed on-line di più dimensioni grammaticali si rileva estremamente complicata.

Credo che qualunque sia l’origine di tali problematiche nei bambini DSL di lingua italiana, è utile tener presente nella programmazione dell’intervento logopedico tutte le dimensioni del problema ed ammettere la possibilità che le problematiche di riscontro possano originare da cause che sono molteplici e forse anche in sovrapposizione.

Dalla consapevolezza degli operatori di tali possibilità deriva , infatti, la scelta delle strategie, delle priorità e degli strumenti da utilizzare.