Anche oggi il mio post è uno spaccato di vita quotidiana…

Ho scelto di pubblicare la mail che mi è giunta da una cara lettrice che ha un bimbo di 3 anni e mezzo, il quale deve cominciare a breve  un iter riabilitativo con un logopedista per un disturbo di linguaggio.

La riporto integralmente…

C’è una cosa su cui vorrei chiederti di scrivere un articolo oppure di  darmi una consulenza: come posso portare il mio bambino dal logopedista, per migliorare il suo linguaggio senza compromettere la sua autostima? Senza fargli sentire differenze tra… se stesso ed i suoi coetanei? Questo pensiero mi tormenta giorno e notte …

Grazie di cuore  F.

 

Cara F, intanto voglio ringraziarti  per la fiducia che hai riposto nella mia opinione.

Comprendo che intraprendere un percorso di riabilitazione sia complicato, non solo per il tuo bambino, ma per tutta la famiglia, destabilizza degli equilibri prestabiliti, considerando il grande impegno organizzativo che richiede frequentare regolarmente le sedute.

 

Per quella che è la mia espertienza ho potuto constatare che  i bambini affrontano le novità sempre meglio di noi adulti.

Quello che consiglio ai genitori dei “miei” bimbi è di parlare apertamente della difficoltà linguistica con loro, spiegando loro che sarà affrontata con l’aiuto di tutti (mamma, papà, famiglia e logopedista) in modo da risolverla.

 

Negare o camuffare la realtà crea confusione nel bambino il quale, inevitabilmente, si domanderà come mai nessuno parla del suo problema e probabilmente penserà che sia una cosa così brutta che non se ne può nemmeno parlare, e allora sì che l’autostima scenderà!

 

Il mio coinsiglio solitamente è di essere diretti e di spiegare con parole semplici che: “mamma e papà sanno che tu fai un po’ fatica con le parole e che a volte questo ti fa arrabbiare, per questo motivo  andremo insieme da una persona che ci aiuterà ad affrontare e risolvere questa difficoltà …”

 

Questa persona si chiama logopedista  (non tata, maestra, un’amica della mamma, una fatina … ne ho sentite di tutti i colori) e per lavoro aiuta tutti i bimbi che come te, faticano a dire le cose come vorrebbero (e qui il bambino scopre di non essere l’unico ad avere questo problema!).

 

Questo discorso è valido se il bambino ha un’età sufficiente per comprendere, ma vi garantisco che un bimbo con una normale intelligenza può già capire a due anni, con le giuste parole, a volte i miei nipotini mi sbalordiscono…

 

Devo dire che raramente mi è capitato di vedere bambini che non volevano proprio fare terapia, è importante che ci siua una buona empatia tra la/il logopedista ed il bambino, generalmente dopo le prime sedute di conoscenza reciproca, tutti i bambini vanno volentieri dal logopedista, perché si rendono conto che è per loro utile e che aiuta anche i genitori.

 

Una condizione necessaria perché ciò avvenga, è che ci sia impegno nella frequenza al trattamento: il messaggio che deve arrivare al bambino è che andare dal logopedista è importante. Ma non soltanto a parole, ma nei fatti … quindi:

·    Puntualità

·    Regolarità negli appuntamenti

·    Fiducia nel logopedista

·    Fare “i compiti” a casa e avere cura del materiale

 

Se per i genitori non è importante e non investono veramente nel trattamento, il bambino se ne accorgerà, come in tutte le cose di questo mondo e vivrà questa esperienza allo stesso modo.

L’autostima di una persona si vede non nelle difficoltà che può avere (tutti noi ne abbiamo), ma in come le affronta e, torno a dire, i bambini le affrontano solitamente bene, sono gli adulti che spesso non si rendono conto dei passi in avanti dei bambini e vivono le difficoltà con ansie poco realistiche.

 

Il logopedista, o almeno è così per me, non pretende che il bambino esegua perfettamente esercizi meccanici, ma crea un ambiente sereno, uno spazio dove il bambino possa sbagliare in santa pace e trovare una strada per risolvere le sue difficoltà di linguaggio.

 

L’alleanza che c’è tra il logopedista ed il bambino , pian piano si creerà anche a casa, perché si spiega anche ai famigliari come fare; quali strategie incentivano ed incoraggiano e quali atteggiamenti, invece, sono controproducenti e dannosi.

 

Abbandonate l’idea di portare il vostro bambino dal logopedista per poi tornare a ritirarlo “aggiustato”, non è così che funziona (o almeno non dovrebbe); tutta la famiglia fa parte di questo percorso, spesso saranno i vostri bimbi a ricordarvi quello che ha detto la logopedista … Se non si svolgono gli esercizi anche a casa il percorso del vostro bimbo sarà pieno di ostacoli e sicuramente più lento…

 

L’ultimo consiglio è quello di non minimizzare le cose, non ditegli che sarà facile, perché spesso non è così; ditegli che anche se sarà difficile, voi sarete lì per lui.

 

Non sono una psicologa, vorrei solo dare una risposta a questa mamma secondo la mia esperienza; nel caso, invece, che vi accorgiate che per il vostro bambino o per voi, questo passo è doloroso e difficile, rivolgetevi ad uno psicologo infantile.

 

In tutte le Neuropsichiatrie Infantili c’è un servizio di supporto psicologico alle famiglie; a volte bastano pochi incontri per sciogliere quei nodi che ci fanno stare male. Anche il logopedista stesso vi segnalerà se il bimbo dovesse avere difficoltà nell’affrontare la situazione.

 

Spero che questa discussione possa essere utile alle famiglie che devono iniziare un percorso di logopedia (o anche di altro tipo) o che magari non lo iniziano per paura.

Sappiate che un bimbo che inizia presto a fare logopedia ha la possibilità di risolvere completamente il suodisturbo specifico di linguaggio in tempo utile per l’ingresso alla scuola primaria.