Le difficoltà di apprendimento in età evolutiva molto spesso si rispecchiano in “disabilità ad acquisire informazioni nuove”, nuove cononoscenze, che non si limitano ad una sola area di apprendimento specifica.

I DSA (disturbi specifici di apprendimento), rappresentano un numero limitato di bambini in Italia rappresenta… una percentuale tra il 2,5% ed il 3,5% della popolazione in età scolare, (da una statistica di Stella), mentre i disturbi non specifici di apprendimento  DNSA, hanno delle peculiarità notevolmente differenti ma  costituiscono una fetta ben più incisiva della popolazione scolare che si aggira intorno al 20% .

Da tali statistiche si è evidenziato un “problema”  con un incidenza notevole, al quale bisognerebbe dare un contributo educativo e riabilitativo .

Ho letto di progetti svolti su attività di gioco , o comunque piacevoli per il bambino.

Questo piano psico educazivo trova la sua fondatezza nel voler mantenere alti motivazione ed investimento,  si fonda sul fare prima e sul pensare dopo su ciò che si è fatto nel gioco, al di la del contenuto stesso della proposta che è stata sviluppata: dalle fiabe al robot, dai videogiochi agli scacchi, dalle vignette umoristiche alle barzellette, dai corti comici agli spot pubblicitari.

La proposta rieducativa è stata rielaborata per quegli alunni che hanno sopportato nella propria carriera scolastica tanti insuccessi , tanti da poter incidere sulla loro autostima e sul  proprio Sè cognitivo,  in questa ottica di laboratorio si cerca repentinamente un modo per motivare i bambini ad apprendere riattivando un pensiero che sembra spento.

Con ciò si cerca di compiere un’impresa non semplice, cioè quella di modificare un’atteggiamento già consolidato di disinvestimento da parte del bambino che tende ad estendersi anche in ambito extrascolastico, è una vera sfida riabilitativa, quella di contenere il comportamento evitante dell’alunno con insuccesso,  che, per le esigenze della difesa, nel compito scolastico non mette in gioco il proprio pensiero , nell’illusorio intento di salvarsi così dal senso di fallimento.

Un’esperienza siffatta in contesto scolastico potrebbe coinvolgere bambini con DNSA, alunni con ragionamento ipoevoluto nell’organizzazione, limitati nelle strategie adattive, inibiti nel pensiero e nelle relazioni.

La proposta va fatta in un piccolo gruppo, con un conduttore adulto. L’intento deve essere quello di far si che le produzioni parziali di ciascuno vengano fuse in un prodotto sovraindividuale condiviso, proponendo un’attivazione costruttiva del pensiero di gruppo con un elevato potere dinamico.

L’utilizzo di materiale umoristico  è fondamentale perchè permette di giocare sulla dissonanza: che è uno degli aspetti centrali dell’umorismo.

Nell’umorismo occorre come nel gioco simbolico,  saper gestire il confine tra realtà ed irrealtà, cogliere l’intenzionalità dell’altro, sia nell’azione che nell’emozione, conoscere opioni di comportamento per riconoscerne la rottura, avere cioè anche competenze sociali.

E’ necessario che ci siano, inoltre, funzioni metacognitive, impiegate per differenziare, controllare e integrare le sfere della fantasia e della realtà, cosicchè la dissonanza non sia pericolosa e comporti una fuga obbligata verso il predominio del concreto e delle sue forme rassicuranti, ma costituisca la possibilità di impiegare capacità formali del pensiero.

E’ questa un’angolazione che permette di ipotizzare la costruzione di percorsi educativi e riabilitativi, certamente differenziati per momento di sviluppo con l’impiego di materiali umoristici.